Il sole dopo giorni di pioggia, la domenica a pranzo, il clima natalizio alle porte: c’era tutto affinché fosse un pomeriggio perfetto. È perfetto è stato, nelle sue imperfezioni, il Lecce.
Questo, e qualcos’altro, resta di Lecce-Torino.
Il toro per le corna
La consueta capacità del Lecce di complicarsi la vita da solo aveva preso forma, ancora una volta, in un episodio allo scadere che poteva compromettere tutto.
Una sciocchezza, un aggancio millimetrico, uno spunto inutile che diventa cruciale per far crollare un castello difeso, con fatica, per tutti i precedenti 90 minuti.
A chi questa squadra la vive già da anni, come Falcone, però, la situazione non stupisce affatto.
Sa bene che non resta che prenderne atto, agire di conseguenza ed affrontare le sventure cercando di frapporre tra sé e l’inevitabile tutta la propria capacità di resilienza.
Reagendo d’impeto, di nervi, di voglia.
Prendendo, letteralmente, il Toro per le corna.

Segno del destino
Ci sono partite in cui va tutto storto, ed altre invece in cui i segni di ciò che è previsto si possono cogliere in tutti i dettagli.
Lecce-Torino è stata, da subito, una di queste.
Dall’1/2 in poco più di 2 minuti alla traversa colpita dal Toro in chiusura di primo tempo, fino al rigore parato da Falcone.
Una serie di turning point che, a guardarli bene, segnano il finale di una partita prima ancora che esso avvenga.
La prima vittoria in casa era scritta nelle stelle.
Ed il Lecce è stato in bravo a coglierla.
Era proprio un segno del destino.
Man of the match
Ci sono tanti modi per guadagnarsi l’ambito trofeo messo in palio da Panini a fine partita.
C’è chi se lo contende a suon di gol segnati, chi di assist, chi con un salvataggio decisivo.
Ieri i player of the match nel Lecce erano tanti, se non altro perché la prestazione del singolo, senza l’insieme, rimane vana ed inutile.
Se l’è meritato Berisha, al suo terzo premio quest’anno, per la classe cristallina che gli ha permesso di disegnare 2 assist in una manciata di minuti.
L’avrebbero meritato Gaspar e Thiago Gabriel, capaci ti tornare sui propri livelli dopo le sbandate di Roma.
Lo meritava Falcone, quanto una statua alla carriera, per la sua enorme capacità di essere vessillo e artefice della storia di questa squadra.
Ma in una vittoria così, sudata e sentita, uno solo non basta.
Siamo tutti, alla fine, Man of the match.




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