Un altro rientro dalla sosta indigesto, per una squadra che, se non rimane compatta, amplifica tutti i limiti che già ha.
Questo, e qualcos’altro, resta di Lazio-Lecce.
Divieto di sosta
L’ultima volta che avevamo visto un Lecce così brutto era ad Udine, dopo la sosta ottobrina.
Eppure lì, dopo un primo tempo di sbandamento, la squadra si era rialzata nella ripresa quantomeno salvando l’orgoglio.
Ieri no, nemmeno quello, in una partita tenuta a galla più da Falcone e da qualche palo fortunato, che da propria reale bravura.
Un passo indietro su ogni fronte, dall’approccio alla capacità di andare a concretizzare occasioni che possano davvero avere un peso sul risultato finale.
Menomale che, fino a marzo, non ce ne saranno più.
Divieto di sosta.

La prova TV
Fino a qualche anno fa, quando la moviola in campo era solo un’idea di Biscardi, la giustizia nel calcio passava da strumenti quantomeno più semplici.
L’arbitro in campo, un altro in più dietro le porte, per un periodo, e il check postumo su falli e simulazioni più plateali che durante la partita erano sfuggiti.
Strumenti fallaci, anche quelli, ma sicuramente più chiari di quelli che, oggi, dovrebbero cancellare o limitare gli errori.
Ecco, la scenata di Isaksen sul gol annullato a Sottil sarebbe stata, chiaramente, da prova TV.
Con le stesse, sacrosante, immagini che avevano a disposizione coloro che, in quel momento, erano seduti davanti ad uno schermo proprio allo stesso, semplice scopo.
Ma no, non era un check previsto da regolamento. E quindi va bene così.
Ah, quanto era bello. Quando almeno ci pensava la prova TV.
È uno di quei giorni
Il tributo alla più grande Ornella che la cultura popolare italiana abbia conosciuto coincide con un giorno in cui si, un po’ di malinconia non può che salire.
Soprattutto quando si torna a giocare in uno stadio dove solo qualche mese fa si è scritta una storia da record, quando tutto sembrava utopico e impossibile.
Una malinconia fatta di ricordi indelebili, di una squadra eroica e legata da uno spirito quasi magico, in memoria di chi, fino a poche ore prima, viveva per i colori di quella maglia.
Una malinconia che diventa stimolo, obiettivo e mezzo, su di una strada che anche in questa stagione si dovrà percorrere.
Una malinconia bella, brutta e triste allo stesso tempo, quando ci separa da ciò che, lasciando andare, ci manca sempre un po’.
È uno di quei giorni.




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